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26 Febbraio 2020



SUL CORONAVIRUS SI E’ SCATENATA UNA PSICOSI ESAGERATA.


La classe dei coronavirus è stata evidenziata nel 1960 in alcuni animali e solo nel 2002 (SARS) si è capito che poteva rappresentare un grosso problema anche per l’uomo. In quell’occasione la mortalità si aggirava sul 15-20% anche se l’indice di diffusione non era molto elevato. Un’altra epidemia si ebbe nel 2012 (MERS) con un maggiore indice di mortalità ma ancora con un relativamente basso indice di diffusione. L’odierno virus ha una parentela genetica di circa il 75-80% con quelli dell’epidemia SARS e MERS ma ha una parentela genetica stretta anche con quello evidenziato nei pipistrelli isolato in Cina. Se si vuole che la Cina diventi partner economico con l’Europa, si dovrebbe imporre a questo paese di sviluppare moderne politiche igienico sanitarie. La malattia, salita alla ribalta in questi giorni, ha un basso indice di mortalità (circa il 3%) ma un elevato indice di diffusione (2.8 circa), il che significa che un individuo può infettare circa 3 individui e in 6 giorni vi è un raddoppiamento degli infetti. È dimostrato che il virus si diffonde per via aerea con le goccioline di flugge (emesse quando si parla e con gocce ancora di maggiori dimensioni emesse con tosse o starnuti). Preso atto che, ad oggi, non esiste ancora né vaccino né farmaci per proteggerci da questo virus (si stanno provando alcuni farmaci attivi contro l’HIV e la Clorochina - farmaco contro la malaria) è possibile che una diffusione del virus possa comportare una generale pandemia dato che, al di là dell’andamento clinico, (nella maggior parte della popolazione si manifesterà in forma lieve) solo un 15-20% dei contagiati necessiterà di assistenza sanitaria (ospedaliera). In un paese come l’Italia con 60 milioni di abitanti questo potrebbe significare 1.800.000 ammalati e ciò metterebbe in crisi il nostro Sistema Sanitario Nazionale ma anche qualsiasi altro sistema sanitario mondiale, se vi fosse una pandemia globale. L’apparente maggior incidenza dell’infezione nel nostro paese è dovuta ai numerosissimi ed accurati controlli (ad esempio il tampone) eseguiti nei confronti anche dei supposti contatti ancorché asintomatici e non solamente ai sintomatici come avviene in altri paesi. Se ne deduce che, se anche negli altri paesi venissero fatti i controlli nello stesso modo e nelle stesse quantità, come attualmente fatto in Italia, potrebbero rivelarsi anche in altri paesi scoperte di casi di infezione in misura analoga se non addirittura superiore a quelli accertati in Italia.

Premesso ciò si ritiene che:

a)      non esista motivo per bloccare le merci;

b)     debbano essere fatti controlli rigorosi alle frontiere, soprattutto per le persone provenienti da paesi con sistemi sanitari scadenti;

c)      sia necessaria una politica sanitaria comune tra tutti i paesi europei (uniformità di metodologie diagnostiche ed applicazione di queste);

d)     si debba provvedere a modifiche dei fondamentali economici per le notevoli conseguenze derivabili dall’infezione.

e)     si debba garantire una corretta informazione a tutte le persone per favorire l’adozione di norme igienico-comportamentali atte a prevenire la diffusione del virus;

f)       si debba evitare lo scatenarsi di psicosi assolutamente ingiustificate che possano minare alle fondamenta il sistema economico-produttivo con conseguenze devastanti sull’occupazione.

A tale scopo riteniamo che le istituzioni debbano fornire notizie certe e tempestive per circoscrivere, non solo la diffusione del virus, ma anche la diffusione di un esagerato allarme sociale che corre il rischio di provocare molte più vittime di quelle provocate da questa ennesima infezione virale, che non è sicuramente la più pericolosa tra quelle che abbiamo già conosciuto.

On. Sergio Berlato

Deputato italiano al Parlamento europeo

Vicenza, lì 26 febbraio 2020

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